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Che strana la vita!

Senza dubbio è una di quelle espressioni convenzionali che ogni abitante di questo pianeta ha sentito o pronunciato svariate volte.
Un motto inconfutabile, chiaro e tremendamente vero, parole che inevitabilmente sono generate da cambiamenti tempestivi,  inaspettati  e che  inesorabilmente riversano  una sproposita felicità  o un incommensurabile dolore.
La monotonia delle abitudini, quell’infinito replicare di medesime azioni e comportamenti, tutt’ad un tratto, mostra tutta la sua vulnerabilità.
Anche solo pochi minuti riescono a dissestare il cammino di ognuno di noi.

“Che strana la vita” assume un significato maggiore quanto più è alto il livello di consapevolezza.

Ciò che presumevi fosse giusto, improvvisamente ti appare sbagliato e viceversa.
Ciò che amavi in maniera universale si trasforma in indifferenza totale.
Ciò che progettavi in maniera convinta percependo che fosse il tuo futuro, d’un tratto diventa meta inutile.
Ciò che presumevi fosse esamine, riesce a colmare i tuoi vuoti.

Qualsiasi cosa ci riservi il cambiamento, positiva o negativa che sia,  andiamo avanti, sempre e comunque.
Forse è proprio questa la caratteristica a renderci “animali speciali”, il beneficio di possedere una corazza invisibile ma ben progettata per proteggerci dai colpi inferti.

Nel caso in cui la violenza di un colpo riesca a perforarla ferendoci brutalmente,  beneficiamo ancora di una magica cura che riesce a risanare le ferite, a tenderci la mano e farci rialzare  proseguendo il nostro cammino più forti di prima.

Sensazionale è indubbiamente la dinamica che riesce a stabilire se il mutamento improvviso ci benefici di gioia o dolore.
Il suo aspetto più sbalorditivo è che siamo noi, con i nostri pensieri,  le nostre emozioni e percezioni  a definirlo.
Difatti se in qualche modo riuscissimo a non pensare, nulla sarebbe in grado di farci sorridere o piangere.
Vivere appieno i nostri giorni ci conduce alla conoscenza, incappare in un dolore è necessario per comprendere la gioia.
Un dualismo che non può essere scisso, aspetti che per quanto possano apparire estremamente diversi sono strettamente annodati.

Il dolore, finanche quello estremo che riesce a rendere vana ogni probabile soluzione, va accettato e vissuto.
Quel male che contamina corpo e anima è dentro noi, frutto dei nostri pensieri.

 L’alternarsi di cambiamenti, improvvisi e non, è la risposta evidente che nulla possiamo contro la natura poiché siamo parte di essa,  in maniera maestosa replica qualsiasi aspetto della nostra emotività.
L’indescrivibile pace che infonde un tramonto mozzafiato, l’intenso sgomento che incute  un potente uragano, la pittoresca fioritura degli alberi di pesco, l’improvviso e angosciante terrore che ci pervade quando la terra trema, la magia dell’orizzonte,  la prigionia di un arido deserto.
Tutti aspetti “naturali” che rappresentano appieno i nostri stati d’animo.

Vana e insensata risulta qualsivoglia pratica umana impegnata nella ricerca di modificare la sacralità della natura.
Persino la potente scienza moderna, definita tale solo da coloro che la professano,
al contrario di ciò che vogliono farci credere, risulta imperturbabile dinanzi ad Essa poiché da essa si consacra il nostro primo respiro.

La vita non è strana ma imprevedibile e nelle infinite possibilità di scelta che ci offre, dona a ciascuno di noi, la possibilità di valorizzare la propria esistenza.
Laddove il dolore si presenti in altra forma, non ci resta che usufruire dell’ultima possibilità, l’accettazione.

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