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In svariati post ho ribadito il mio pensiero riguardo la funzione dell’informazione moderna, quella cioè, di essere la voce dei potenti.

Questa mattina, acquistando per pura casualità una rivista di storia (colpito da Montanelli in copertina), mi ritrovo nella penultima pagina un inserto dall’ inquietante titolo “QUALE FUTURO CI ASPETTA ?” rappresentante la copertina del libro della Gruber ,”PRIGIONIERI dell’ Islam”, lei stile

Merkel/Calcutta fiancheggiata da un messaggio “Terrorismo, migrazioni, integrazione, il triangolo che cambia la nostra vita.”

Tornando al concetto di informazione , la Carta dei doveri del giornalista qui riportata http://www.medialaw.it/deontologia/doveri.htm , non sembra essere poi così malvagia, ma come  tutte le cose buone,  poco attuata . Il punto 4 dei principi recita ” Il giornalista ha il dovere fondamentale di rispettare la persona, la sua dignità e il suo diritto alla riservatezza e non discrimina mai nessuno per la sua razza, religione, sesso, condizioni fisiche o mentali, opinioni politiche”.

Vediamo chi è Lilli Gruber, naturalmente cenni alla biografia, vita privata e opere sono visibili dal nostro rivelatore di dubbi, la famosa enciclopedia libera  https://it.wikipedia.org/wiki/Lilli_Gruber.

Tanti trofei (unidirezionali) nella sua carriera: nel ’93 «William Benton Fellowship for Broadcasting Journalists», borsa di studio dell’Università di Chicago, nel 99 è riuscita addirittura a realizzare “60 minutes” della CBS “intervista alla Loren”, nel 2002  “visiting scholar”  alla School of Advanced International Studies della John Hopkins University non nuovo per la propria selezione di giovani europei filo-americani, nel 2004  riceve una laurea honoris causa della American University di Roma;

Una carriera, compresa quella politica, volta a sostenere un europeismo convinto, in perfetta sintonia con banchieri e potenti del mondo.
Grazie alla volontà di promuovere questo mega governo mondiale riesce a fare carriera, questo concetto è il medesimo per chiunque svolga un ruolo fondamentale dedito alla promozione di messaggi, come cantanti, giornalisti e registi.

Lilli Gruber, dal praticantato giornalistico a telebolzano si ritrova a partecipare alle conferenze “bilderberg”.. che carriera (almeno dal suo punto di vista) , diffonde messaggi così giusti che riesce a sedersi su sedie importanti, in alberghi di lusso.

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Il giornalista deve rispettare, coltivare e difendere il diritto all’informazione di tutti i cittadini; per questo ricerca e diffonde ogni notizia o informazione che ritenga di pubblico interesse, nel rispetto della verità e con la maggiore accuratezza possibile.

Il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possano condizionare la sua autonomia e la sua credibilità professionale , naturalmente non è il suo caso in quanto è un politico quando manifesta il suo europeismo, è scrittrice invece, quando  in copertina appaiono termini come prigione, islam, migrazioni, terrorismo. La difesa del collega Antonio Ferrari (corriere della sera) che recita “I titoli dei libri, sempre assai efficaci, a volte possono essere ingannevoli. Anche se, come in questo caso, ingannevole è ciò che i meno attrezzati potrebbero erroneamente percepire (l’odio contro gli islamici), non certo la sostanza dell’inchiesta vibrante di passione di Lilli Gruber”, risulta a mio parere scarsa, continuando a trattarci da “minorati”. Vorrei sapere  quante persone  “consciamente” o “inconsciamente” percepiscono determinati slogan vedendo quella copertina su scaffali in libreria,  quotidiani o riviste ed invece quanti dei “più attrezzati” leggono tutta l’inchiesta vibrante.

Ritornando al ruolo di giornalista ,semplicemente mi chiedo, non risulta più giusto, sia eticamente che professionalmente, metterci a conoscenza di cosa accade in questa conferenza ed il motivo per cui viene invitata?
Di certo non si parlerà di cose private, bensì di questioni di pubblico interesse, perchè non illuminarci?

Ritornando al libro ed al messaggio scritto in copertina, è proprio sicura che  è quello il “triangolo” che cambia la nostra vita?

Sarò anche etichettato come  “meno attrezzato” ma di certo non acquisto un libro di chi reputo,almeno personalmente, una persona ambigua e che sicuramente in una società sana non comparirebbe neanche in una rete locale.

 

Ritieni che la Gruber sia una valida giornalista ?

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