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Mi rendo conto dell’assoluta futilità di tale lettera e non mi riferisco alla consapevolezza che non verrà mai letta dal diretto interessato ma essenzialmente poichè riconosco che non  fornisce alcun valido mezzo a contrastare questo tipo di società che oramai risulta  fortemente contaminata da disuguaglianze, controsensi e follie.
Tuttavia è evidente che le nostre giornate sono colme  di azioni insignificanti, basti pensare che buona parte della nostre ore viene impiegata per racimolare denaro mentre quelle restanti a spenderlo in acquisti inutili o dispendiosi vizi; in virtù di tale moderna follia, definita con il termine di normalità, mi impegno anch’io a compiere l’ennesimo gesto effimero della mia giornata.

Caro Presidente Mattarella,
mi permetto di adoperare tale forma confidenziale  poichè non mi rivolgo a Lei personalmente ma alla carica istituzionale che investe e con la quale, come ogni cittadino Italiano,  ho condiviso tutta la mia esistenza, autorizzandomi tacitamente quindi a poter adoperare una forma meno convenzionale.
Ieri, nonostante i suoi numerosi impegni generati da una politica sempre più  moralista e “globalizzata”, è riuscito a trovare il tempo per commemorare la tragedia avvenuta a Roma nel 1982 in cui perse la vita Stefano Gaj Tachè, un bambino di soli 2 anni, vittima di un’azione terroristica compiuta da criminali palestinesi.
Toccante il suo discorso quando asserisce che “Il ricordo di quel sanguinoso 9 ottobre del 1982 non si attenua con il passare degli anni, ma rafforza – in un momento in cui ci troviamo a fronteggiare nuove sfide di terrorismo integralista – la nostra comune volontà di combattere e sconfiggere chi, in nome dell’intolleranza, vuole aggredire la convivenza contro ogni regola di civiltà e di umanità”.
Ha ribadito inoltre, “la vicinanza e partecipazione alla comunità ebraica, tutt’oggi profondamente colpita da questo triste avvenimento“.
Esternando il suo dolore, lo ha definito un crimine contro l’umanità.
Malgrado tutto, voglio sperare che non sia stata quest’ultima sua “definizione” a vincolarla nel sacrificare tempo prezioso poiché, caro Presidente, se volesse commemorare tutti i crimini commessi contro l’umanità dovrebbe beneficiare di molte più vite.
E’ risaputo che palesare pubblicamente vicinanza alla comunità ebraica è sempre un’operazione di marketing conveniente e necessaria e come direbbe il buon Renzi, “ce lo chiede l’Europa“.
E’ altrettanto vero però che propagandare solo alcuni eventi e occultarne altri, risulta una condotta spudoratamente immorale e  umanamente  priva di etica, a maggior ragione se si tratta di uomini di Stato.

Crimini contro l’umanità, caro Presidente sono quelli commessi da oltre mezzo secolo in Palestina.
Crimini contro l’umanità, caro Presidente sono stati quelli commessi in Afghanistan, in Iraq e recentemente in Siria dove, in nome e per conto di una democrazia missilistica, l’ occidente è colpevole della morte di milioni di persone, la cui unica colpa è stata quella di nascere in territori geopoliticamente critici o ricchi di risorse.
Crimini contro l’umanità possono essere considerati tutte questi moderni e minuziosi processi di instillazione verso le grandi masse di odio, violenza e sottocultura utili a ulteriori fertilizzazioni di questo consumismo ricollegabile a poche famiglie  che si autodefiniscono superiori.
Crimine contro l’umanità potrebbe essere considerato questo rigoroso interesse politico (molto meno incisivo nel tutelare le vittime dei recenti terremoti) e la conseguente tempestiva obbligatorietà dei vaccini unito a un totale disinteresse nei confronti di chi, “umanamente parlando”, muore a 10 anni per una diarrea e a soli pochi chilometri da qui.
Chi solo menziona, si figuri se commemorasse, Hiroshima e Nagasaki oppure il genocidio degli Indiani viene addirittura considerato populista o complottista.

Ritornando nello specifico, per non generalizzare troppo,  vorrei chiederle se la condanna della corte di Appello di Roma renda giustizia al piccolo Stefano o  all’umanità, vittime di quest’evento.
Condannare gli eventi senza mai voler considerare le cause è definibile oramai una “consuetudine occidentale”, possibile che una collocazione puramente geografica ci benefici dell’ “umanamente accetabile”?
Subito dopo il suo servizio, ben montato e diffuso dai media di regime, ne è apparso un altro  in cui veniva resa pubblica la storia di una donna di 95 anni, obbligata a sfrattare per  la mancanza di un’autorizzazione paesaggistica e costretta a sopravvivere in un container di 5 metri per 2 senza bagno, 95 anni!!.
Tale orrore con quale nome vogliamo definirlo?
Lei rappresenta le Istituzioni, le stesse che dovrebbero garantire e tutelare il paese e che nel termine “giustizia” dovrebbero ricollocare la loro ragion d’essere ma per l’ennesima volta, seppur dinanzi a un caso umanamente precario,  si sono impegnate in tempi record a sfrattare una donna di 95 anni con il suo gatto.
Mentre lei commemora e ritorna nella sua dimora, l’anziana donna sopravvive nel suo container facendo i bisogni nell’erba.
Con quale termine etichettiamo tali scenari generati da una politica sempre più annodata a interessi finanziari e a discapito dei cittadini?
Con quale termine viene definito quel processo mediante il quale con l’ausilio di sottocultura e degrado si tende a mutare la condizione di cittadino in quella di apolide cliente?
Presidente più che commemorare, noi comuni mortali neccessitiamo di una politica seria costituita da uomini di Stato disposti a sacrificare la loro esistenza per il bene del Paese.

Le parole della Raggi “…non a caso il Presidente della Repubblica ha definito quell’assassinio in maniera significativa un crimine contro l’umanità. La storia di Stefano Gaj Taché ispira momenti di profonda riflessione sul nostro essere comunità, sui valori di pace e di accoglienza in cui ci riconosciamo con convinzione“, almeno personalmente, più che commuovermi hanno lasciato intendere che, nonostante il suo schieramento millanti cambiamento e trasparenza  non è altro che una faccia diversa ma sempre della stessa medaglia.
A Noi, caro Presidente,  è solo concesso di sperare e prima di pter commemorare necessitiamo anzitutto di una radicale bonifica dell’attuale Politica, necessitiamo di persone che sappiano opporsi a questo progresso, ingannevole persino nella definizione, che altro non è che un processo di imbruttimento e appiattimento culturale poichè, caro Presidente, un paese culturalmente solido di certo non acquista un Iphone 7 o scatta dei selfie per pubblicarli su facebook.
Un Paese sano, disciplinato e culturalmente elevato di certo non dimenticherebbe la morte del povero Stefano ma sarebbe altresì vicino ai milioni di Stefano che muoiono per mano di politiche Imperialiste occidentali.
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