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a cura di Alex Delarge e Ivana Migani

L’evento cult dell’estate romagnola rappresenta appieno il declino della tipologia di turismo che invade questo territorio.
Un tempo, questa parte d’Italia, è stato l’esempio evidente dei molteplici benefici collettivi provenenti da una radicata imprenditoria sana e facoltosa, che dal nulla è riuscita a creare una meta importante e ambita.
A quei tempi era inefficace e controproducente la creazione di inutili eventi poiché la riviera godeva di un turismo elevato, costituito anche da stranieri che arrivavano in Romagna in modo costante. La stagionalità turistica iniziava in Aprile e terminava a fine Settembre.
Strutture balneari attrezzate, alberghi all’avanguardia, ristoranti e locali notturni, passeggiate, shopping e aperitivi, erano i motivi per i quali nessuno si preoccupava della limpidezza del mare.
Da diversi anni purtroppo è però sopraggiunta una metamorfosi completa causata da diversi fattori.
I vecchi imprenditori, motivati da voglia di fare e da ambizioni, sono stati sostituiti dalla loro prole completamente priva di specifica formazione, la quale si identifica esclusivamente grazie al proprio cognome,  abituata al lusso e alla “bella vita”, che non riesce a individuare alcuna sollecitazione nel fare turismo come si deve.
Quei “fortunati” anni di boom del turismo hanno inoltre scaturito una falsa percezione, facendo credere agli operatori del sistema che sarebbe sempre andata così, annientando antagonismo e concorrenzialità con altre mete.
Inevitabilmente il risultato si è rivelato deludente, con un calo notevole dei turisti e una decadenza della Riviera.

Oggi, uno scenario degradato e primitivo generato dall’eco della “Notte Rosa”, è addirittura descritto dalla stampa e dai sindaci come “un gran successo”.
Sono più di dieci anni che si ripete tale performance, e l’unica nota positiva è rappresentata dal full degli alberghi; per tutto il resto, la notte da rosa è diventata ROSEA, come le facce degli abitanti che si trovamo costretti ad assistere a scene raccapriccianti.
“Fare un giro in Romagna”, è un invito a tutti coloro i quali non credono alla presenza di alieni sulla terra, affinché si ricredano:
-Stazioni dei treni invase da bambini che sollecitati da istinti da branco, generano cori da stadio inneggiando la propria squadra del cuore seppur la prossima partita sia a settembre.
-Nei bus che percorrono il lungomare, la lingua italiana è bandita e sostituita da uno slang fatto di versi ed eruttazioni.
-Nonni, zii, genitori e bambini vestiti di rosa, che con un sorriso forzato si apprestano ad addentare merendine e panini preparati accuratamente il giorno prima nella propria casa.
-Giovani a torso nudo che, passandosi enormi bottiglie in plastica traboccanti di drink alcoolici (poiché il vetro è giustamente vietato), condividono il loro elegante aperitivo per le strade fin dalle tre del pomeriggio.
-Locali notturni che si trasformano in arene per gladiatori.
-Negozi pieni, ma da taccheggiatori e truffatori.
Inutile lo sforzo, della stampa e dei rappresentanti politici di turno, nel cercare invano di camuffare un degrado per successo esclusivamente per i vantaggi degli albergatori.
Chi abita e vive in prima persona in questa zona, non vede l’ora che finisca tale mediocre scempio, per ritornare a vivere la fama di un tempo e cercare di essere al passo con le nuove mete turistiche.

Oggi è necessario un cambio radicale, è importante organizzare eventi moderni e mutevoli, con riferimento alla cultura, alla musica, al divertimento, allo sport, alla tradizione romagnola, al mare .…e il mare d’inverno? Vogliamo parlarne? Quanto da dire! Oggi è indispensabile IL NUOVO, che stimoli i “veri” turisti a ritornare a sovraffollare la Riviera Romagnola come un tempo.
Solo così le tristi facce rosee riusciranno a trasformarsi in positive e sorridenti.
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