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“Sono un cantautore, da qualche anno ormai, ma la passione per la musica c’è sempre stata. Una passione che trova le sue radici nei dischi dei cantautori e dei pilastri della musica leggera italiana ascoltati da bambino nei lunghi viaggi in macchina con i miei genitori.
La musica è sempre stata un sottofondo costante e indispensabile che qualche volta sfiorava i limiti della maniacalitá: discografie di artisti imparate completamente a memoria, e non parlo solamente dei testi, avevo impresso nella mente anni di pubblicazione, scalette e durata dei brani di ogni singolo album degli artisti che mi interessavano.
Durante l’adolescenza, infatti, questa costante colonna sonora uscì dal contesto del semplice corredo d’ambiente per diventare una passione viscerale, una parte imprescindibile della mia vita. Quell’emozione che toccava le corde della mia anima però iniziava a stare stretta nello spazio di una sola percezione sensoriale, volevo di più, la musica volevo sentirla nelle mani, volevo capire cosa si provasse ad essere pervasi da uno spirito creatore che si alimenta dell’essenzialità immateriale delle sole emozioni; Ero infatti già abituato a creare, in qualche modo, qualcosa dal nulla: scrivevo poesie, tante poesie, ma ero incredibilmente affascinato dall’espressività dell’inesprimibile, da quel potere demiurgico della musica capace di trasportare le parole ad un livello espressivo più alto. Non musica al servizio delle parole però, e nemmeno parole a servizio della musica, ma entrambe a servizio vicendevole l’una dell’altra, così da essere inscindibilmente unite nella creazione di un momento di elevazione che potesse andare oltre la poesia è la musica stesse.
Presi dunque la classica chitarra classica che è presente in ogni casa ed iniziai ad imparare i primi accordi accompagnandoli ad una voce maleducata che provava a rendere melodia frasi sparse sui diari di scuola; potrá sembrare presuntuoso, ma la prima canzone che ho imparato a suonare l’avevo scritta io. Da quel momento in poi non poté più esistere altro, tutto passò in secondo piano, c’erano solo la chitarra e un foglio stropicciato davanti agli occhi sul quale si rincorrevano i versi di Dalla, di de Gregori, di de Andrè e le prime parole che provavo a mettere in musica.
È passato qualche anno, ho fatto molte esperienze, ho suonato davanti a molte persone in molte cittá d’Italia, ma ogni volta che prendo la chitarra in mano l’emozione è la stessa, l’indescrivibile emozione che si prova quando si sta facendo qualcosa che forse un giorno potrebbe creare quel momento di elevazione che trascende poesia e musica e che sa esprimere l’inesprimibile.”

E’ sempre una fortuna incontrare persone come Tommaso..
Con le sue strofe riesce a proiettarti indietro con il tempo e rivivere ancora quelle forti sensazioni .

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