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a cura di: Alex DeLarge - Moderatrice: Ivana Migani

Cercare di migliorarci è senza dubbio un dovere che dobbiamo imporci, offrendoci l’opportunità di condurre  una vita degna di essere vissuta.

La consapevolezza è la base di tutto, tuttavia risulta anche l’unico vero ostacolo da superare in questa società, basata sulla  competizione, sul virtuale e sull’illusione.
Commettiamo sovente l’errore di perderci senza più saperci riconoscere, piegati dal vizio e narcotizzati dalla mania di ricercare con il “consumo” un godimento egocentrico.

La natura è madre di tutti gli essere viventi ed è proprio questa situazione critica, presente nel nostro habitat, a ricollegarci al medesimo comportamento, identico a qualsiasi altra specie animale, infatti la nostra risposta biologica è chiaramente riscontrabile in questa preoccupante, e sempre più evidente, insoddisfazione generale.

“Non sono le gesta a fare di te un grande uomo ma ciò che possiedi”
Avere tanti soldi è la risposta più accreditata a chiunque chieda la felicità, inutile negarlo.
Ancor prima di vedere la luce si spera per noi il meglio, che tradotto non è altro che quello di divenire illustri avvocati, medici o famosi calciatori, eclissando totalmente la nostra principale caratteristica,  quella cioè di essere umani.
Focalizziamo quindi la nostra vita a cercare di produrre sempre di più, abbiamo spesso la sensazione che il traguardo sia quasi raggiunto;
il grande colpo è alle porte, autoconvincendoci che il consumo  o qualche numeretto in più sul monitor  della banca, siano la giusta causa per giustificare  tutte quelle ore trascorse in ufficio e,  addirittura ripaghino il tempo che sacrifichiamo a discapito di figli e famiglia.

L’ insofferenza scaturita dalla sensazione di “volere sempre di più”, sembra essere una patologia virale in questa parte del globo. Acquistiamo oggetti che  ci regalano  un  illusorio appagamento, e dopo un brevissimo periodo, risultano anche essere la causa di uno stato di frustrazione poiché ci accorgiamo che sono inadeguati e superati, e quello stato di insoddisfazione è la spinta per comprarne di nuovi.

“Gli oggetti che non vogliamo davvero, non ci bastano mai”
sono  parole del Dott. Hanson,  stimato neuropsicologo.
In realtà quando acquistiamo un bene non lo desideriamo realmente, ma ricerchiamo tutto ciò che il marketing riesce a trasmetterci: gratificazione, sensazione di essere a passo con i tempi, miglioramento di vita.

La realtà è che siamo invasi da una pubblicità che produce e manipola consumatori, riesce ormai a controllare azioni e pensieri, inducendo convinzioni ed elevando determinati stili di vita a discapito di altri.
Anche una semplice presentazione di un automobile, viene diffusa con l’ausilio di personaggi famosi e artefatti contesti, occultando del tutto l’aspetto tecnico, mutando quindi il  senso stesso della pubblicità; ciò che trasmette però, sembra proprio essere molto più efficace rispetto a una noiosa  descrizione di ciò che dovremmo acquistare.

“Consumatori disinformati, scelte irrazionali”
è la fedelissima ricetta del prodotto di questa moderna manipolazione gestita dal consumismo.

La pubblicità rappresenta l’arma principale.
La sua ombra penetra in maniera costante in ogni angolo della nostra esistenza, spesso percepibile, talvolta no, ma non per questo meno efficace: tv, riviste, quotidiani, web,  radio, uffici, ma anche film, libri,strade, amici, parenti.
Praticamente pubblicità ovunque e rivolta a qualsiasi  pubblico, ponendosi come primario obiettivo quello di illuderci del bisogno di tutto ciò che ci propone e fondamentale per raggiungere quel modello vincente di vita da seguire.

Altra caratteristica di questo fenomeno attuale è il facile accesso al credito, unito ad un notevole abbassamento dei prezzi, generando un’assenza del senso dei limiti,  con una smisurata possibilità di acquistare ovunque e a qualsiasi ora: megastore, negozi aperti anche di notte, internet 24h, risultati proprio di questo processo.

A chiudere la catena ritroviamo una formidabile tendenza, sempre più accattivante, di produrre prodotti qualitativamente precari o che comunque siano “programmati” per una breve durata.

Il tutto si riassume semplicemente in un unico motto:
Lavora duramente, acquista con frequenza  e consuma rapidamente”.

Nel 1890 la Shelby Electric Company donò una lampadina ad una caserma dei vigli del fuoco di Livermore, è ancora accesa.

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