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a cura di: Alex DeLarge - moderatrice: Ivana Migani

Eh già! proprio come la legge.
Una crisi che oramai ha ottenuto la cittadinanza occidentale da troppo tempo; abituandoci alla sua fastidiosa presenza e costretti a un’atroce sopravvivenza.
Non è né neutrale, né cieca, anzi una vera e propria forza politica che riesce a interferire, modificando i nostri comportamenti, le nostre opinioni, il nostro concetto relativo a  diritti e doveri.
E’ stata capace, tra le altre cose di trasformarci in individui separati, divisi e anonimi e come scrive Vincent Price “incapaci di comunicare con gli altri e agire insieme”.

Jeremy Rifkin è convinto che ci stiamo avviano verso un mondo senza lavoro, sostituito da tecnologia e automazione robotizzata, in pratica un controsenso epocale in cui la produttività sta eliminando l’occupazione.

Una crisi che è riuscita a manipolarci emotivamente, ricercando soluzioni proprio in coloro i quali hanno contribuito alla nascita di questo stato di cose.

La politica manca, e mai come in questo momento storico ne abbiamo tremendamente bisogno poiché viviamo una situazione in cui, un cambiamento radicale, è volontà comune e omogenea, ma  che noi, intesi come cultura collettiva non riusciamo a formulare, necessitando di grandi soggetti capaci di trasformare le nostre parole in fatti.

Nessuno parla più delle profonde disuguaglianze in occidente.
E’ vero sono sempre esistite, ma in passato potevano essere tollerate in virtù di un’offerta diffusa di opportunità.
I più deboli potevano sperare in un futuro migliore per i propri figli poiché i cosiddetti ascensori sociali funzionavano in pieno, collocando nell’istruzione e nel talento una via d’uscita dalla povertà.

E’ mancata quell’interconnessione sempre esistita tra le due classi che generava un legame sociale; oggi i poveri non hanno alcuna valenza e se dovessero presentarsi disordini, rappresentati da scioperi o azioni  sindacali (sempre meno incisivi), assistiamo a un tempestivo spostamento di imprese e capitali verso altre realtà più permissive o più disponibili allo sfruttamento.

Oggi vi è troppa distanza tra chi è in alto e chi sprofonda sempre più giù, creando addirittura una nuova classe (o scarto) sociale, gli esclusi; coloro che neanche nel precariato sono riusciti a identificarsi, vivendo ai margini e rigettati dalla società.
Le classi privilegiate o chi vive negli spazi delle élites hanno perso qualsiasi senso di responsabilità verso coloro che vivono in uno stato di abbandono, potendo addirittura persistere, prescindendo da tale situazione.
Il concetto di uguaglianza, infatti, è scomparso del tutto, persino chi lo considerava puro elemento identitario e fondamentale caratteristica dei valori propagandati, come la sinistra, non osa più neanche menzionare tale termine.

L’escluso non ha più un peso sociale, non ha più la capacità di organizzarsi e far sentire la sua voce, subisce tacitamente questa predominante economia caratterizzata da grandi flussi finanziari e delocalizzazioni continue.

Non esiste più un partito in cui riesce a identificarsi per poter delegare persone diligenti all’elaborazione di  soluzioni per la propria condizione, ha perso completamente fiducia nella democrazia e inizia il suo processo automatico generato dalla nostra natura, la sopravvivenza.

Stimolato inoltre dal più perfido marketing consumistico che riesce a derubarlo anche delle poche monete che gli restano, illudendolo di salvarsi grattando un biglietto del Monopolio!
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