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a cura di: Alex DeLarge - moderatrice: Ivana Migani

“Il giro d’affari annuale relativo al business droga si aggira intorno ai 320 miliardi di dollari”[1].

Una vera e propria multinazionale  di dimensioni planetarie, costituita  da una rete di narcotrafficanti muniti di navi, aerei, manovalanza ed eserciti, tutti impegnati nella produzione e nella negoziazione di droghe, contribuendo in maniera smisurata al deterioramento di milioni di cervelli, alla morte di numerosi giovani  e all’inquinamento notevole dell’ambiente ove viene coltivata, con totale disinteressamento dei nostri eroici ambientalisti.

Sarebbe pura innocenza intellettiva o fortuita ingenuità credere che l’alta finanza sia estranea a tale processo.
Inutile e inefficace, a mio avviso, la scellerata volontà dell’informazione moderna nel collocare tali proventi semplicemente rappresentati da un dispendioso stile di vita degli operatori del sistema “droga”.
Eticamente più corretto asserire e portare a conoscenza di noi tutti “massa comune”, che in questo contesto svolgono un ruolo di primaria importanza tante apolidi banche speculatrici, le quali beneficiano anche di una posizione rispettabile e stimabile.

Una delle più ostinate campagne moderne risulta essere sicuramente la legalizzazione delle droghe leggere.
Il primo errore che commettiamo sovente, confusi dall’informazione, è quello di ricollegare tale questione alla semplice volontà di grandi masse di consumatori, rappresentate da giovani studenti, da centri sociali o da rapper emergenti, senza nutrire alcun minimo sospetto su chi realmente promuove tale follia.

Analizziamo alcuni punti fondamentali rappresentativi e caratterizzanti di questa vicenda contemporanea:
– convinzione comune sempre più radicata di una depenalizzazione delle cosiddette “droghe leggere”, minimizzandone gli effetti.
– Regolarizzare con vere e proprie norme il “diritto” delle persone a provare il “sottile” e “delicato” piacere di queste sostanze.
– Esplicita tendenza a eludere totalmente la nocività di una “canna”, tenendo presente che contiene il doppio di sostanze cancerogene di una sigaretta normale e ben più nociva qualora fosse tagliata con altre sostanze.
– Evidente volontà di non voler diffondere studi e ricerche relative all’uso di  droghe “pesanti”, sempre  preceduto da un approccio di quelle leggere.
Avviene praticamente in modo eccezionale che un soggetto faccia uso di eroina senza aver percorso una strada meno invasiva.

E’ categorico che dinanzi a una sì forte manipolazione mediatica e ad affari dalle cifre esorbitanti vi sia una regia che, nonostante già detenga gran parte delle ricchezze mondiali, persevera nello sfruttamento capitalistico anche su questioni in cui la reale volontà comune sarebbe quella di eliminare definitivamente tale scempio.
E’ giusto condividere alcune informazioni poiché aiutano a diffondere l’altra verità ben descritta da Honore de Balzac “Vi sono due storie: la storia ufficiale, menzognera, che ci viene insegnata, la storia ad “usum delphini”, e la storia segreta, dove si trovano le vere cause degli avvenimenti, una storia vergognosa”.
La reale volontà di “legalizzare” proviene:

– Famiglia israelita Hefner, proprietaria della rivista Playboy, principale sostenitrice della campagne antiproibizioniste della droga nella società americana.
– Evelyn de Rotshild, mondialista convinta, promotrice di numerosi e programmatici articoli su “The Economist” tendenti a stimolare una forma di convivenza legale con le droghe.
– Fondazioni Rockfeller & Co. e tanti appartenenti ai Circoli Bilderberg,  finanziatori della rivista “Foreign Policy” nella quale vi è una diretta convinzione di dover legalizzare stupefacenti.
– Fondazione Ford che magnanimamente ha stanziato ingenti somme per tale campagna.
E ancora innumerevoli associazioni e colossi mediatici, tutti stranamente ricollegabili con partecipazioni o finanziamenti agli stessi nomi, propagandano tale degrado. Dulcis in fundo ritroviamo l’israelita che gode del primato di speculazione mondiale, George Soros, che ha pubblicamente espresso che questa campagna avversa realativa alla guerra alla droga è simile al nazismo che lo ha costretto a rifugiarsi in America.

Come per magia, l’attivismo mediatico ci fa credere che fautori di tali movimenti siano giovani e confusi consumatori, allo stesso tempo rendendo questi ultimi ignari di ch muove realmente i fili.

E’ doveroso condividere anche le reali conseguenze che hanno investito i paesi politicamente tolleranti rispetto all’uso di droghe leggere:
Amsterdam ha quadruplicato il numero di consumatori di marjiuana, ha raddoppiato il numero di consumatori di droghe pesanti, è aumentato spropositamente il numero di reati legati al consumo di narcotici, con un aumento del tasso di disabilità causando in tanti casi la totale incapacità lavorativa.

Questa tendenza soggettiva, eticamente controversa, andrebbe riconsiderata sotto un profilo sociale per il buon senso e per la comune convivenza.
Se assistiamo a un interconnessione costituita da grandi capitali, l’esplicità condivisione di quei nomi prima citati e un evidente manipolazione mediatica, evidentemente abbiamo a che fare con qualcosa che di certo è ben distante dal termine “bene”.
La volontà celata in termini come “regolarizzare” o “legalizzare” non è di certo di natura filantropa ma puramente a scopo di monitoraggio e di controllo al fine di un insediamento saldo nel business droga.

[1] rapporto pubblicato da UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime)
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