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Può sembrarti strano ma sono in tanti, forse in troppi a chiederselo.

Fateci caso se ricercate sul web “mal di schiena dorsale” piuttosto che “dente del giudizio”, ritroverete una serie di post e consigli, sia da professionisti che da gente comune,  apprendendo un’infinità di nozioni e confrontandovi con tanti altri.
Questa cosa in alcuni casi tranquillizza, poichè non ti fa sentire il solo al mondo ad avere quello specifico problema, in altri può allertarti in quanto potresti scoprire che hai una sintomatologia simile ad una patologia complessa anche in questo caso però, possiamo definirci fortunati poichè ti fa muovere in tal senso.

Ecco, tutto questo è completamente diverso per chi digita “dipendenza da cocaina”.

Nella maggior parte dei casi, le prime parole che ti saltano all’occhio, oltre ad una serie di rappresentazioni a fumetti stile diabolik, sono :  danni irreversibili, trombosi, malattie infettive, allucinazioni…morte.
Mai oserei contestare questi dati ma mi chiedo, è il giusto approccio ?
un soggetto debole, leggendo  questa escalations di nozioni, viene aiutato ?
le persone che hanno intenzione di aiutare  chi è vittima di questa dipendenza, ritrovano i giusti input ?

Scrivendo questo post, ritengo quest’argomento molto delicato e complesso; ritengo inoltre che questa dipendenza sia veramente terribile e devastante, riuscendo a  distruggere il consumatore e tutto ciò che lo circonda.
Ma non sono completamente d’accordo  con le notizie che leggo e con molti pareri che ascolto a riguardo.
Partendo dal presupposto che il  prototipo di consumatore di cocaina è cambiato totalmente negli ultimi anni :
non esiste più il mito della “droga dei vip”  ,oggi ,il consumatore può essere un disoccupato, uno studente, un militare, un cameriere, un imprenditore, un politico, un medico, un prete,  quella definizione è stata un utile  campagna pubblicitaria per far salire il prezzo alle stelle. 

Indicativamente può avere dai 15 ai 70 anni, può procurarsela in maniere  semplice, è cambiata persino il dosaggio venduto, si arriva anche ad acquistare solo 20 euro di prodotto.
Rendiamoci conto quindi dell’uso diffusissimo di questa sostanza, i numeri sono impressionanti, tenendo anche presente di quanti ne fanno uso senza che se ne venga mai a conoscenza.
A tal proposito ritengo molto interessante un monologo ascoltato nel film “le conseguenze dell’Amore”, il protagonista recita :

“Sulla droga la società civile tende a semplificare, distinguendo il mondo in tossicodipendenti e non tossicodipendenti. Questa separazione netta non tiene conto di situazioni intermedie molto diffuse, come la mia. Io faccio uso di eroina una volta la settimana da ventiquattro anni, solo il mercoledì mattina e solo alle dieci in punto. Non ho mai, dico mai, fatto strappi alla regola. Non posso definirmi un tossicomane, non posso definirmi un uomo estraneo al problema della droga”

Il problema quindi è praticamente davanti ai nostri occhi e spesso se ne stai parlando con qualcuno, magari lo stai facendo proprio con chi ne fa uso.

Senza soffermarci sulla tipologia di sostanza, difatti  si  trovano un’infinità di copia incolla relativi alla pianta, ai paesi produttori, alla sua storia e via dicendo, passiamo direttamente alla descrizione degli effetti, e qui, sono completamente contrario su ciò che leggo.
E’ veramente riduttivo ed in tanti casi poco veritiero standardizzare i suoi effetti.

Varia in base all’età del consumatore, al tipo di uso fatto, alla singolare situazione psicologica.
Notizia più frequente è quella che la coca ti fa sentire più  sicuro, forte ed energico, ma leggo pochissimo, che forse questa sensazione duri veramente il tempo di una sigaretta, poichè subito dopo ti fa sentire fuori da qualsiasi contesto, con una voglia di isolarti ed un desiderio di  tornare subito a casa.
Per cui non sono d’accordo con ciò che si scrive sul suo effetto miracoloso.

Cercando di associare la voglia di assumere coca, in relazione al suo effetto, possiamo dire che, esiste chi :

– prova una sensazione di sicurezza e forza, magari parliamo di un adolescente che vuol sentirsi grande

– si sente meglio dopo aver abusato di alcolici

– crede di riprendersi dopo un mix di droghe chimiche

– ne fa uso senza neanche saperne la ragione

Un aspetto importante, che però quasi mai viene evidenziato, sono i danni che vengono indotti da questa sostanza;
Spesso ci sono soggetti che dopo l’assunzione, si rifugiano nel gioco d’azzardo, altri che vengono assaliti da perversi stimoli sessuali nonostante l’assunzioni non aiuti l’erezione semmai il contrario, altri ancora che pur dovendo portare a termine lavori importanti si assentano o rimandano.
Praticamente, oltre a subire danni fisici ed economici , si ritrovano a commettere errori enormi che inevitabilmente destabilizzano se stessi e tutto ciò che gli gira intorno, dando il via ad un effetto domino, che inevitabilmente, se non fermato in tempo, riesce a privarti praticamente di tutto, dalle persone che ami al piacere di vivere.

Secondo il mio parere è proprio questa la chiave per cercare di stimolare chi ne fa uso a smettere;

Purtroppo è dura ma con determinazione, volontà e sacrificio si può dire basta, bisogna iniziare a  capire che quella è una strada che porta solo alla rovina, bisogna capire che quel ragionamento, perverso e malato, per cui ti porta a farlo, è privo di basi e ti vuole solo distruggere, devi superare quella fase e devi farlo. Se non riesci rivolgiti a centri  appositi, ma non demordere e non darti per vinto.

Parlane, confrontati e non reprimerti, non sei il solo a sbagliare e nessuno è impeccabile.
Il tempo di dover dire basta è sempre attuale, se hai perso chi ami devi smettere per non perdere ancora chi ti vuole bene, se hai rubato devi smettere per poter rimediare, se economicamente ti ha distrutto devi smettere per poter ricominciare da zero, se sei ancora in bilico smettila per non iniziare a soffrire.
Chi cerca di aiutare queste persone deve innanzitutto comprendere che l’imposizione, la rabbia e l’isolamento non aiuta ma peggiora, proprio in questi momenti bisogna dimostrare l’amore e la vicinanza intesa come “ti allungo la mano” per venirne fuori.
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