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Il comico è uno di quei mestieri che alla lunga stanca.
Anche per Benigni è la stessa storia:
un tempo, almeno ai miei occhi, appariva simpatico e geniale, un provocatore, capace di risultare divertente nonostante spesso usasse termini forti.

In passato, ricordo che sovente compariva in TV in compagnia di personaggi noti alla cultura popolare, da Renzo Arbore alla Carrà.
Ricordo, in particolar modo, il suo forte legame con Massimo Troisi e confesso di aver versato qualche lacrima per la poesia che gli ha dedicato dopo la morte:

“Non so cosa teneva “dint’a capa”,intelligente, generoso, scaltro,per lui non vale il detto che è del Papa,morto un Troisi non se ne fa un altro.
Morto Troisi muore la segreta arte di quella dolce tarantella, ciò che Moravia disse del Poeta io lo ridico per un Pulcinella.
La gioia di bagnarsi in quel diluvio di “jamm, o’ saccio, ‘naggia, oilloc, azz!”era come parlare col Vesuvio, era come ascoltare del buon Jazz.
“Non si capisce”, urlavano sicuri, “questo Troisi se ne resti al Sud!”
Adesso lo capiscono i canguri, gli Indiani e i miliardari di Holliwood! Con lui ho capito tutta la bellezza di Napoli, la gente, il suo destino, e non m’ha mai parlato della pizza,e non m’ha mai suonato il mandolino. O Massimino io ti tengo in serbo fra ciò che il mondo dona di più caro, ha fatto più miracoli il tuo verbo di quello dell’amato San Gennaro”.

La scena epica con la Carrà, chi non la ricorda, un misto di comicità, imbarazzo e spontaneità..

Appena saltava fuori in tv, non riuscivo a cambiar canale.
I suoi film con Troisi, tutti visti, che Benigni !!
Da Dante in poi, ho iniziato a non seguirlo più.
Un Benigni cambiato, diverso, un oratore, non più un comico, le sue apparizioni rassomigliavano sempre più a comizi senza alcun appello alla sua potente spontaneità.
Tempo fa, incuriosito da ciò che sentivo in giro, andai a rivedere il suo monologo sull’unità.
In quell’occasione non dimenticherò mai la voce di mio nonno che, posto alle mie spalle, mi sussurrò “era meglio quando parlava della “pucchiacca”, e già, è finito il Roberto del popolo.
Un escalation di eventi rappresentano la chiara evidenza della sua volontà di eclissare la sua vocazione, dedicandosi completamente ad altro.
Comizio al parlamento Europeo, Bibbia, Costituzione e per finire chiare espressioni di volontà politiche, a me, non fa ridere più.
La cena poi, in compagnia di Renzi presso la casa bianca, definibile come il tempio della tristezza, ha delineato apertamente il suo accostamento ai “tristi”.

Anche Massimo da lassù si starà chiedendo:
“Robè, ma ch’ stai cumbinann’ ”

Trovi sia cambiata la comicità di Benigni ?

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