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Esci di casa e ti accorgi che solo al parlamento viene onorata questa ricorrenza, eh si!
Negozi aperti, centri commerciali che addirittura posticipano la chiusura, ristoranti e bar perennemente accessibili, mercati, mercatini, ti soffermi e pensi, ma la festa di chi è?!

E’ paradossale l’ingegno moderno che si adopera a farci sentire i “festeggiati”, senza alcun minimo riscontro concreto, che forza!

Basta!

Siamo esausti di questa informazione politica propagandista che a tutti i costi ci vuole far passare come sfide europee, chiare e dolorose inculate (scusate il termine ma se me ne suggerite qualcuno che rende meglio l’idea provvedo subito a sostituirlo).
Jobs act, flessibilità, rinnovamento, adrenalinici cambiamenti e una chiara volontà di promuovere deportazioni di massa per sollevare sfruttamento e concorrenza al ribasso del costo del lavoro!

Ma non demordete che presto bandiranno una nuova festività per simboleggiare il nostro tacito assenso a questo processo esiziale,  la chiameranno, a mio avviso, la festa dello schiavo e aggiungeranno anche, precario!
Magari la ingloberanno alla festa della liberazione così eviteranno di assegnare altri giorni liberi e il 25 aprile si trasformerà nel giorno della liberazione e della schiavitù.

Queste celebrazioni si trasformano in una semplice visione televisiva di noiose parate o nauseanti discorsi di  ministri venduti al potere o semplicemente un valido motivo per andare tutti insieme, appassionatamente, ai grandi magazzini o da ikea!

Ce lo chiede l’europa, senza mai chiedere se noi avessimo qualcosa da reclamare, poiché sono ben coscienti che la nostra proposta sarebbe un “politics act” promosso e attuato da un attrezzato maschio di colore.
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